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Diciamo Barnìa in dialetto asceota, in italiano dovremmo dire BARONIA.

Detto in italiano acquisisce un significato negativo, legato ad un sistema dove i braccianti lavoravano ed i Baroni avevano gratis una importante parte del raccolto.

Per noi asceoti invece BARNI’A è la zona del vino buono, terra dura ma soleggiata.

Una terra dolce. Terra di passioni forti.

Passione per la terra, il sudore, i frutti, gli odori, come l’odore della terra appena bagnata d’estate.

Chi saprebbe definire quel particolare odore ?

Per noi è odore “ra Barnìa” (della Baronia).

Oggi è un podere coltivato ad ulivi, viti e fichi con le case di campagna riattate e dotate delle moderne comodità a disposizione degli amanti della natura, di chi ha voglia di scoprire o ricordare i valori semplici ormai lontani.

Barnìa è a poche centinaia di metri dai resti della colonia greca di Elea, fondata dai Focei. Dopo aver girovagato per il mediterraneo, aver fondato Ajaccio e Marsiglia, su consiglio della vicina Poseidon (oggi Paestum), si spostarono vicino alle foci del fiume Alento che dà il nome alla nostra zona (in latino cis = intorno, quindi intorno all’Alento = Cis Alento diventato poi Cilento).

La torre medievale è costruita sulle basamenta del tempio a Venere, sono ancora ben visibili l’anfiteatro, l’agorà, la porta di accesso, la parte militare, le terme greche e quelle romane.

Il vino buono probabilmente aiutò Parmenide nelle sue riflessioni e quelle della scuola filosofica eleatica.

In età romana Elea divenne una meta termale e turistica.

Il cilento è un’area storicamente priva di grandi interessi economici, situazione che ha permesso di conservare l’ambiente.

Invasioni medioevali, rivoluzione industriale, risorgimento Italiano, guerre di indipendenza, rivoluzioni e guerre non hanno interessato il Cilento ed i Cilentani.

Spesso il tempo sembra scorrere più lentamente che altrove.

Nei paesi dell’interno troverai le persone senza tempo, con la “Coppola” o “Farzulettu”. Autentici.